Polistrate fossils prove rapid sedimentation

Prima di iniziare vi consiglio di guardare attentamente la seguente tabella. E' un riassunto delle prove anomale presenti nel libro M.Cremo, R.Thompson: "Archeologia Proibita" - Newton Compton, ISBN 8882897680. in relazione all'epoca della comparsa della specie umana. Per chi non l'avesse capito, si tratta di ca 200 OOPART datati a periodi nei quali gli uomini (o in alcuni casi la vita) non erano ancora comparsi sul nostro amato pianeta.

In questa pagina trovate una intervista fatta all'autore del libro.

Introduzione
Una teoria è scientifica se falsificabile.
Karl Raimund Popper

Definizione di teoria scientifica
Il metodo scientifico si basa sull’osservazione e sulla sperimentazione, che portano alla verifica dell’ipotesi iniziale e alla successiva formulazione della teoria scientifica. Essendo la teoria il prodotto dell’elaborazione umana non va considerata immutabile, ma, alla luce di nuove osservazioni e sperimentazioni, può venire confutata e/o abbandonata.

La teoria evoluzionistica è la teoria dominante nell’attuale comunità scientifica e viene insegnata nelle scuole come verità assoluta. Per esempio nel nostro testo di biologia (Helena Curtis, N. Sue Barnes, “Invito alla Biologia”, Bologna: Zanichelli, 2002) l’esperimento di Miller viene presentato come prova inconfutabile della possibile origine casuale della vita a partire da materia inorganica. In realtà Miller stesso nel 1986 riconobbe in un suo scritto che l’esperimento da lui condotto non era attendibile in quanto non rispettava le condizioni ambientali reali. L’atmosfera primordiale non conteneva idrogeno, metano e ammoniaca come nel suo esperimento, ma biossido di carbonio e azoto. Vi era inoltre ossigeno libero, mentre per la riuscita dell’esperimento doveva essere assente e i composti ottenuti non erano quelli levogiri della materia organica, ma miscele racemiche (1).

Si odono sempre più voci di scienziati, anche di fama internazionale, che mettono in dubbio la teoria dell’evoluzione data la fragilità degli elementi a suo favore. Lo stesso Einstein dichiarò: “Considero le dottrine evoluzionistiche di Darwin, Haeckel e Huxley tramontate senza speranza“ (1950).

In questo lavoro esporrò alcuni aspetti non chiariti della teoria evoluzionistica.

(1) Stanley Miller, “Molecular Evolution of Life: Current Status of the Prebiotic Synthesis of Small Molecules”, 1986, p. 7.

Indice
Prefazione
Nozioni, concetti, categorie prese in esame nell’esposizione
Breve sintesi della tesi sostenuta nella trattazione
Contesto Storico
L’evoluzionismo pre-darwiniano
L’evoluzionismo anticreazionista
L’evoluzionismo all’epoca della rivoluzione francese (E. Darwin e J. B. Lamarck)
Lyell e l’evoluzionismo
Charles Darwin
La teoria dell’evoluzione
Fondamenti della teoria
Testimonianze fossili
Estinzioni di specie
La discendenza comune
Prove morfologiche dell’evoluzione
Obiezioni
Insufficiente evidenza storica
Principi della termodinamica
Paleontologia
Colonna geologica
Fossili di laboratorio
Strati sedimentari
Sant Helen
Formazione rapida di rocce sedimentarie
Un esempio di datazioni assolute non concordanti con i fatti
Metodi di datazione
I fossili
I principi della radiocronologia
La datazione con il metodo potassio-argon
La datazione con il metodo del carbonio 14
Conclusioni sui radio-elementi
Reperti anomali
Reperti umani sparsi in tutta la colonna geologica
Fossilizzazione rapida
Alberi fossilizzati polistrato
Legno diversamente fossilizzato
Oggetti di fattura umana rinvenuti in zone “proibite”
Interposizione di strati distanti oltre 150 milioni di anni
Quando si sono estinti i dinosauri?
Mammiferi enormi
Mondo pre-diluviano
Lunghezza della vita antidiluviana
Clima pre-diluviano
Sviluppo di nuovi organi complessi
Impossibilità di un’evoluzione cieca
Pier Luigi Ighina
Creazione della materia
Conclusione
Glossario
Bibliografia
Testi
Videocassette
Siti
Copertina

Prefazione
Nozioni, concetti, categorie prese in esame nell’esposizione
Partendo dalla teoria dell’evoluzione e dai suoi presupposti storici si analizzano le difficoltà offerte dagli attuali metodi di datazione e le incongruenze dei reperti fossili. Si esamina da un punto di vista scientifico la possibilità di un evento climatico devastante come momento di passaggio da una età paradisiaca ad un progressivo deterioramento dell’ambiente e delle specie viventi.

Breve sintesi della tesi sostenuta nella trattazione
Giordano Bruno e Galileo Galilei sono stati condannati a morte perché le loro teorie andavano contro ciò che sosteneva la “scienza ufficiale”. Ogni persona viene abituata sin dall’infanzia a credere ciecamente e acriticamente a determinati dogmi. Questi dogmi spesso contrastano con la realtà. Gli esperimenti condotti in Russia da specialisti in psicopolitica hanno dimostrato che ci vogliono da 20 a 30 anni per cambiare la mentalità di una comunità. Questo è il tempo minimo necessario per sostituire nelle nuove generazioni determinate convinzioni con altre e trasformarle in dogmi (2).

È servito più di un secolo affinché la teoria dell’evoluzione entrasse a far parte della mentalità corrente.

Negli ultimi anni sempre più scienziati si sono allontanati dalla teoria dell’evoluzione per tornare alle idee pre-darwiniane. Tale inversione di corrente è dovuta ad una mancanza di riscontri obiettivi.

Molte delle prove addotte a favore della teoria dell’evoluzione si sono rivelate dei falsi. Alcuni esempi sono il Pitecantropo, l’uomo di Piltdown, l’uomo di Pekino e l’australopiteco, che sono stati spacciati per anni come fossili di transizione tra la scimmia e l’uomo, mentre in realtà erano o dei falsi o degli assemblamenti di specie diverse (3).

Difendere strenuamente preconcetti privi di consistenza scientifica può essere devastante, come dimostra il caso del professor Reiner Protsch, che ha recentemente perso la cattedra per aver manipolato i dati a sua disposizione a favore della teoria dell’evoluzione (4).

2 “The Brainwashing Manual, Synthesis of the Russian Textbook on Psychopolitics”.
3 Michael A. Cremo, Richard L. Thompson, “Archeologia proibita”, Newton & Compton editori, 2002, pp. 189-252.
4 “Corriere della Sera”, 20 febbraio 2005.


Contesto Storico
L’evoluzionismo pre-darwiniano
Le prime idee evoluzionistiche, intese in modo moderno, sono state avanzate un po’ prima della metà del Settecento, con lo scopo di organizzare le nuove nozioni che scaturivano dalle ricerche di geologia e biologia e per reagire alle ipotesi creazioniste, ventilate verso la fine del Seicento ed affermatesi in campo scientifico con il Systema naturae di Linneo (1735). In effetti, nei primi decenni del Settecento, le ricerche geologiche perdono il carattere di collezione di curiosità. I fossili assumono il ruolo di utili guide per distinguere e riconoscere gli strati rocciosi in cui si trovano nascosti i minerali.

L’evoluzionismo anticreazionista
Il creazionismo, che nella prospettiva odierna appare come una antica e radicata dottrina teologica, in realtà era stato formulato verso la fine del Seicento ed era stato accettato dal magistero ecclesiastico intorno al 1740, dopo mezzo secolo di sospettosa indagine. Agli occhi dei naturalisti e dei filosofi più spregiudicati della metà del Settecento questa nuova ideologia appariva però come un incongruo e anacronistico impaccio alla libera indagine sul cosmo.

A dire il vero l’evoluzionismo anche allora non era soltanto una dottrina elaborata come contraltare ad un’altra: esso si era costituito intorno a una proposizione assiomatica: gli organismi viventi sono in equilibrio col loro ambiente. Siccome l’ambiente cambia, debbono cambiare anch’essi, altrimenti sono condannati a scomparire. Che l’ambiente cambiasse era provato da ogni sorta di resti dei tempi passati, si trattava ora di chiarire in qual modo e per quali mezzi mutassero anche i viventi.

L’evoluzionismo all’epoca della rivoluzione francese (E. Darwin e J. B. Lamarck)
L’evoluzionismo conobbe un energico risveglio verso la fine del secolo, quando in tempo di rivoluzione ridivenne legittima ogni sorta di discorsi anticonformisti e quando la concezione di progresso maturata nei decenni precedenti divenne patrimonio di tutte le masse sociali.

Alla fine del ‘700 hanno grande successo le opere di Erasmo Darwin (1731-1802) nonno di Charles Darwin, tradotteanche all’estero. L’autore sostiene che lo sviluppo dell’organismo è inteso come un progressivo determinarsi grazie al succedersi di interazioni contrastanti. Lo sviluppo della personalità umana avviene grazie ad interazioni di questo tipo.
Le trasformazioni delle specie viventi sono quindi la risultante della dialettica tra popolazioni ed ambiente.

L’evoluzionista di maggiore spicco dell’epoca fu J. B. Lamarck (1744-1828). Gli interessi di Lamarck erano rivolti soprattutto alla zoologia sistematica e alla paleontologia e il suo evoluzionismo mirava a rendere ragione delle parentele tra gli organismi, nonché del loro succedersi nel tempo. Se Lamarck aveva ben chiaro il significato delle parentele dei viventi, le sue idee intorno ai processi che portavano alla trasformazione dei viventi e alla comparsa di specie nuove erano ancora vincolate alla tematica settecentesca: l’organismo reagisce attivamente agli influssi dell’ambiente sviluppando i propri organi e foggiandone di nuovi. Tali acquisizioni vengono quindi trasmesse ereditariamente alla discendenza.
Il disuso di un arto o di un organo ne causa la riduzione e, col passar delle generazioni, la completa scomparsa.
Lamarck ignora il mutazionismo intuito da Maupertuis nel 1751 (ma è improbabile che gli sarebbe stato di qualche utilità) però, sospettando la inadeguatezza della ipotesi dell’uso e del disuso, ammette seppur in un secondo momento che vi sia una tendenza al perfezionamento intrinseca agli organismi.

Lyell e l’evoluzionismo
In Gran Bretagna l’evoluzionismo lamarckiano fu duramente attaccato da un grande e geniale studioso Charles Lyell (1787-1875) nei suoi Principles of Geology (1830-1833). Quest’opera rivoluzionava la geologia la cronologia del pianeta finiva col fornire dati basilari per lo sviluppo dell’evoluzionismo stesso.

Lyell si opponeva alla teoria delle catastrofi sostenendo la necessità di tempi molto lunghi nella storia da permettere i mutamenti geofisici.

Lyell era convinto della validità della tesi di James Hutton, e cioè che i lenti fenomeni naturali, come verificano ancora attualmente intorno a noi, possono adeguatamente spiegare i fenomeni geologici, loro verificarsi si tenga conto di un tempo sufficiente. Hutton aveva descritto un modello terrestre, nel quale "non c’erano prove di un inizio, né indizi di una fine" e immaginava la Terra in un ciclo continuo di cambiamenti.

Charles Darwin
L’Inghilterra dell’inizio ‘800 si caratterizzava per un clima culturale molto vivace sostenuto dalla rapida espansione economica e mercantile. Il benessere di alcuni strati sociali contrastava con l’estrema povertà del popolo.

Nel dicembre 1831 mentre a Londra imperversava il colera e il paese era scosso da violente agitazioni sociali, il piccolo brigantino Beagle salpò per compiere il rilevamento cartografico della parte meridionale dell’America e per condurre una rete di misure geodetiche intorno al mondo. A bordo vi era anche il 22enne naturalista Charles Darwin, nipote di Erasmus, che pur avendo una cultura limitata possedeva doti del tutto eccezionali di osservatore.

Compì estenuanti peregrinazioni che lo portarono nelle isole dell’Atlantico, in Brasile, in Patagonia, nella Terra del Fuoco, in Cile, nelle isole del Pacifico, in Nuova Zelanda, in Tasmania, in Australia, nel Sud Africa, e poi di nuovo nelle isole dell’Atlantico e nel Brasile.

Raccolse ovunque una quantità enorme di preziosi materiali e notizie intorno alla geologia, alla paleontologia, alla zoologia, alla botanica e sulle popolazioni umane primitive.

Tornato in patria la sua formazione di naturalista era completa, ed egli divenne celebre per le sue descrizioni. I suoi dati sulle terrazze marine della Patagonia e sul sollevamento del suolo provocato dal terremoto di Concepción di cui era stato testimone, insieme alle sue idee sulla orogenesi delle Ande, avvaloravano le idee di Lyell sui movimenti della crosta terrestre. Assai importante appariva inoltre la sua teoria relativa alla genesi delle scogliere coralline e degli atolli.
Fu quindi accolto con molta stima in seno alla Geological Society di Londra.

Riflettendo sulla sopravvivenza delle specie negli ambienti più ostili giunse al rifiuto delle tesi creazioniste che allora avevano largo seguito presso i naturalisti britannici. Il rifiuto derivava in sostanza da un superiore rispetto per la divinità. Gli pareva infatti poco riguardoso pretendere che il Creatore si fosse affaccendato e continuasse ad affaccendarsi a popolare con distinte creazioni i continenti, i mari, ed anche i singoli laghi ed isolotti, seguendo criteri capricciosi e bizzarri: a parità di condizioni ambientali le isole degli oceani ospitano popolazioni totalmente diverse e ciò si ripete per i versanti di un grande sistema montuoso, quale quello delle Ande.

Una soluzione nuova gli si presentò per due strade diverse: attraverso le teorie socioeconomiche di Malthus, ed
attraverso l’opera degli allevatori di bestiame.

La pauperizzazione dell’Inghilterra, che attraversava un periodo assai oscuro anche per le violente agitazioni sociali,
aveva dato grande attualità ai problemi della sovrappopolazione.

Secondo Malthus la crescita geometrica della popolazione era inesorabilmente superiore all’aumento in progressione aritmetica delle risorse alimentari. L’incremento della specie umana viene frenato attraverso la competizione per la sopravvivenza e da eventi orrendi quali le guerre, le pestilenze, la mortalità, particolarmente elevata nei grandi agglomerati urbani. Rifletté Darwin che ciò si verificava anche, e a maggior ragione, per le popolazioni di qualunque specie animale, le quali non sono certo in grado di incrementare la produttività del paese che abitano, ma rifletté anche che la mortalità poteva colpire in modo diverso individui con attitudini diverse, selezionando i migliori (5).


A questa seconda riflessione era guidato sia dalle teorie sul liberismo economico enunciate da Adam Smith sia dalla conoscenza del modo in cui venivano migliorate le razze di pecore e cavalli (6).

5 immagine: http://www.anisn.it/scienza/evoluzione/malt.jpg
6 Pietro Omodeo, Introduzione a: “Darwin L’origine della specie”, Newton & Compton editori, 2004, pp. 7-24.

La teoria dell’evoluzione
La teoria dell’evoluzione presentata da Darwin ne “L’origine delle specie per selezione naturale o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita” (1859) sosteneva che tutte le specie attuali sono derivate da antenati comuni per l’effetto della selezione imposta dall’ambiente. In una popolazione coesistono elementi deboli ed individui aventi caratteristiche più favorevoli alla sopravvivenza della specie. Generazione dopo generazione le caratteristiche biologiche degli individui più favoriti prevalgono inevitabilmente su quelle degli individui meno competitivi. Darwin perfezionò queste teorie concludendo che le specie attuali sono il risultato di una lenta selezione naturale che, essa sola, ha portato nel corso dei millenni allo sviluppo di nuovi caratteri e all’acquisizione di nuove capacità. Questo processo avrebbe portato alla nascita di individui sempre più evoluti e trasformato in un periodo molto lungo (milioni di anni) un microbo in un pesce, un pesce in un anfibio, un anfibio in un rettile, un rettile in un uccello, un dinosauro in un mammifero, ecc.

Oggi la teoria evoluzionistica è stata rielaborata alla luce delle conoscenze sulla genetica nate con Mendel e sui processi biochimici comuni a tutti gli organismi.

Fondamenti della teoria
La teoria dell’evoluzione è composta da un insieme di teorie più o meno indipendenti, tra cui la teoria sulla speciazione, sulla discendenza comune, sull’evoluzione graduale, sulla selezione naturale, nonché la teoria fondamentale secondo cui il mondo vivente è in evoluzione. La mole delle prove addotte da Darwin è tale da far sì che nel giro di 10 anni la sua teoria venne completamente accettata dal mondo scientifico (7).
La teoria dell’evoluzione della vita si basa sulle seguenti prove:
1. l’evoluzione orizzontale: le ricerche geografiche hanno rivelato la non costanza delle specie nei continenti;
2. l’evoluzione verticale: testimoniata dai fossili.
La grande mole di osservazioni fatte dai naturalisti con la scoperta di nuove terre aveva portato all’osservazione che le singole specie potevano presentare aspetti caratteristici e peculiari in base al luogo. Ne è un esempio la diversa conformazione del becco dei fringuelli delle Galapagos (8).


Testimonianze fossili
Nella prima metà dell’800 la geologia giunse a riconoscere e denominare le ere geologiche. Le ricerche dimostrarono che ognuna delle formazioni successive è caratterizzata da corredi distinti di fossili e che la storia di queste successioni è la stessa in tutto il mondo. Vi furono aspre controversie sul fatto che la successione delle faune rivelasse o meno una progressione, ma col tempo si affermò la convinzione che i primi a fare la loro comparsa furono i pesci nel Siluriano, seguiti dai rettili nel Carbonifero, dai mammiferi nel Triassico e dai mammiferi placentati nel tardo Cretaceo. Dallo studio dei fossili emerse che in ogni epoca esistono animali specifici di quell’era che non si ritrovano altrove e che si estendono attraverso una o più formazioni. Nessun gruppo o specie estinto è tornato a vivere una seconda volta (Wallace 1855).

L’evoluzione veniva intesa come un processo continuo e lineare, dal primitivo al più complesso. Il rinvenimento dei primi pesci e la constatazione della loro alta complessità creò una grande confusione, così come il rinvenimento nel Giurassico, età dei rettili, di mammiferi primitivi. Mancano ancora totalmente gli anelli di congiunzione come l’archeopteryx, presunto anello di congiunzione tre rettili e uccelli.

La difficoltà di reperire i cosiddetti anelli mancanti aveva allora favorito la diffusione della teoria sull’origine di nuove specie per salti (macromutazioni).

Darwin cercò di risolvere questo problema sostenendo che è necessaria una lunga serie di generazioni per adattare un organismo a nuovi modi di vita. Ciò avverrebbe in località circoscritte ostacolando il ritrovamento di tracce fossili.
Una volta verificatosi il nuovo adattamento, questo sarebbe di tale vantaggio per la specie da favorirne la rapida diffusione in tutto il mondo.

Le specie più antiche documentate dai fossili risalgono al Cambriano (600-700 milioni di anni fa). Quest’epoca si caratterizza per ricche faune, mentre periodi precedenti ne sono completamente privi. Se ne deduce che un evento improvviso, probabilmente legato a modificazioni chimiche ambientali, abbia permesso l’esplosione degli invertebrati. Gli strati più antichi evidenziano solo la presenza di microrganismi, che possono risalire fino ad oltre un miliardo di anni fa.

Estinzioni di specie
Un grosso problema per i creazionisti era costituito dal fenomeno delle estinzioni. Perché il creatore avrebbe dovuto produrre delle specie vulnerabili? Perché le avrebbe sostituite? In che modo lo avrebbe fatto? Secondo Darwin l’estinzione è un correlato necessario dell’evoluzione. In un mondo sottoposto a continui cambiamenti alcune specie verrebbero a trovarsi in condizioni inadeguate e scomparirebbero gradualmente: i discendenti migliorati e modificati di una specie causeranno generalmente l’estinzione della specie progenitrice.
Le conclusioni cui giunge Darwin alla fine dello studio sulle testimonianze fossili sono le seguenti:
1. tutte le forme fossili possono essere collocate in un grande sistema naturale;
2. più una forma è antica, più differisce dalle forme viventi;
3. i fossili di due formazioni consecutive sono più affini tra loro dei fossili di due formazioni distanti;
4. le forme estinte presenti in un continente sono affini alle forme presenti in quel continente (legge di successione dei tipi).

La discendenza comune
Abbandonato il concetto di costanza della specie fu facile giungere alla formulazione sulla teoria della discendenza comune, che stabiliva un nesso all’interno di tutto il mondo organico. Il principio della discendenza comune giustifica la catalogazione degli esseri viventi in generi, sottofamiglie e ordini, tutti riuniti in una grande classe.

Le osservazioni di Darwin dell’enorme variabilità delle specie nelle varie zone geografiche stimolavano la discussione che si teneva in quell’epoca: l’affinità delle specie in una fauna locale è determinata dall’ambiente o da una storia comune? Distribuzioni disgiunte sono dovute a creazioni multiple o a una separazione secondaria?

Fintanto che la conoscenza del mondo si limitava al vecchio mondo, poteva ancora trovare giustificazione la tesi imposta dalla chiesa della propagazione delle specie in seguito al diluvio universale. Il rinvenimento di faune completamente diverse rendeva però questa convinzione sempre meno credibile. Aveva allora preso piede l’ipotesi dei vari centri di creazione.

I teisti ritenevano che ciascuna specie fosse stata introdotta attraverso una creazione separata e che esistessero tanti centri di creazioni quante sono le specie o gli areali disgiunti. Questa spiegazione implicava l’esistenza di un creatore estremamente capriccioso, accettabile solo dai fondamentalisti. I teisti credevano che la creazione e l’introduzione specie nuove dovessero obbedire a certe leggi e si aspettavano pertanto di trovare specie affini in tutte le regioni tropicali, in tutte le regioni aride e così via. Ciò purtroppo non coincideva assolutamente con le scoperte dei biogeografi.

Darwin avanzò la teoria della distribuzione come risultato della discendenza comune e divenne il fondatore della biogeografia causale. Il fatto che le isole britanniche abbiano tante specie in comune con l’Europa e nessuna con il Sud America e l’Australia è inspiegabile con la teoria dei centri di creazione, mentre concorda con la legge della biogeografia dinamica. Gli schemi di discontinuità e di distribuzione delle specie possono essere facilmente spiegati assumendo che una specie abbia la capacità di diffondersi superando delle barriere (una specie montana attraversa una pianura per colonizzare un’altra catena montuosa) oppure postulando che gli areali disgiunti sono i resti di aree precedentemente continue. Queste ipotesi non necessitano dell’intervento di agenti soprannaturali. Grazie ai suoi esperimenti sui semi delle piante Darwin riuscì a dimostrare come gran parte della dispersione transoceanica potesse essere spiegata senza il bisogno di ipotetici ponti di terra.

La manifesta differenza tra le faune delle isole continentali e di quelle oceaniche è inspiegabile con la teoria delle creazioni indipendenti, mentre si accorda bene con la tesi dei mezzi occasionali di trasporto. Questo spiega il motivo per cui gli abitanti delle isole oceaniche sono più affini a quelli del continente più vicino, fatto ingiustificabile secondo la teoria dei centri di creazione.

Prove morfologiche dell’evoluzione
Darwin diede molto peso nella sua elaborazione alla morfologia. La morfologia è la scienza della forma animale e
vegetale. All’epoca la scienza della morfologia era molto complessa caratterizzandosi per molti aspetti:
1. la morfologia della crescita che comprende tutti i fenomeni di crescita e di sviluppo;
2. la morfologia funzionale, cioè la descrizione delle strutture nei termini delle funzioni che svolgono;
3. la morfologia idealistica, cioè la spiegazione della forma come prodotto di un archetipo;
4. la morfologia filogenetica, ovvero la derivazione di una forma da un antenato comune;
5. la morfologia evoluzionistica, che concepisce la forma come risposta alle esigenze ambientali o come adattamento prodotto dalle pressioni selettive.

Secondo le teorie vigenti all’epoca di Darwin ogni struttura di un organismo era progettata al puro scopo di essere utile ad una particolare specie. Risultava però oscuro perché le estremità anteriori di una talpa (strumento di scavo), di un pipistrello (ali), di un cavallo (zampe adatte alla corsa) e di una balena (pinne), dovessero avere la medesima struttura, mentre le ali degli insetti, degli uccelli e dei pipistrelli, deputate tutte alla medesima funzione, hanno struttura totalmente diversa.

Cuvier sosteneva che, secondo il principio della correlazione delle parti, tutti gli organi corporei sono funzionalmente orrelati tra loro e il benessere dell’organismo è il risultato della loro cooperazione. Gli organismi intermedi avrebbero dovuto possedere combinazione di organi disarmoniche e pertanto non sarebbero stati in grado di sopravvivere.

Di fatto tutti i mammiferi, gli uccelli e gli insetti condividono il medesimo tipo morfologico, che si manifesta in una straordinaria somiglianza anatomica che orienta verso un’origine comune.

Il recente studio delle cellule ha rivelato la similarità delle cellule animali e vegetali offrendo la prova della monofilia del regno animale e di quello vegetale. Contemporaneamente lo studio delle cellule degli organismi inferiori ha messo in luce il netto iato esistente tra gli organismi inferiore e superiori (9).

7 Ernst Mayr, “Storia del pensiero biologico”, Bollati Boringhieri, 1990, p. 371.
8 immagine: http://www.anisn.it/scienza/evoluzione/uccelli.jpg
9 Ernst Mayr, “Storia del pensiero biologico”, Bollati Boringhieri, 1990, pp. 371-415.

Obiezioni
Nonostante l’ampio e immediato successo riscosso dalla teoria di Darwin, sono presenti alcuni problemi ancora irrisolti. Una parte di essi fu addirittura formulata da Darwin stesso, che dedicò un intero capitolo (il sesto) della sua opera “L’origine delle specie per selezione naturale o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita”, ad analizzare le difficoltà della sua teoria. Le classifica in quattro gruppi(10):
1. l’assenza di forme di transizione;
2. la difficoltà di spiegare col solo meccanismo della selezione naturale la formazione di organi altamente complessi;
3. l’immodificabilità dell’istinto;
4. la sterilità degli incroci tra specie.


Insufficiente evidenza storica
Le principali obiezioni alla teoria dell’evoluzione secondo me sono raggruppabili in tre gruppi:
1. Non esistono fossili di transizione che dimostrino il passaggio di una specie ad un’altra. I pochi presunti esempi rinvenuti si sono spesso rivelati una frode. L’ultimo risale al 20 febbraio 2005. Sul Corriere della sera è apparsa la notizia che l’università di Francoforte ha sospeso il famoso antropologo Reiner Protsch per aver manipolato i dati cronologici dei suoi reperti per farli concordare con la teoria dell’evoluzione.
2. Risulta ancora inspiegata la supposta origine spontanea di nuovi organi, strutture e sistemi biologici complessi.
Questo punto verrà ampiamente trattato nel capitolo “Impossibilità di un’evoluzione cieca“.
3. Mancano esempi in natura di sistemi biologici complessi o di strutture che rappresentino uno stadio evolutivo intermedio e casuale, il quale possa culminare nella produzione di qualche sconosciuta, inaspettata novità evolutiva.

Principi della termodinamica
Il nocciolo della questione sta però nel più totale contrasto della teoria dell’evoluzione con i principi della termodinamica. La teoria dell’evoluzione implica che la vita si sia sviluppata per caso e che una fortunatissima serie di eventi casuali, seppur favoriti dalla spinta della selezione ambientale, abbia portato alla nascita di organismi sempre più complessi. La lotta per la sopravvivenza e l’ambiente avrebbero comportato lo sviluppo (retto dal caso) di nuovi organi e funzioni tali da garantire il miglioramento della specie o la nascita di nuovi organismi in una meravigliosa tendenza al miglioramento continuo.

Il primo principio della termodinamica implica che la sostanza dell’universo (materia ed energia) è una costante. Attualmente al nostro universo non viene dunque aggiunta né materia né energia.

Il secondo principio della termodinamica è una legge fondamentale per la quale non si conosce eccezioni. Quando viene svolto un qualsiasi lavoro dovuto alla conversione dell’energia, c’è sempre una dispersione dell’energia utile. In un sistema chiuso la quantità di energia che non è più utilizzabile per compiere lavoro aumenta. Questo processo prende il lavoro di entropia. Il principio riguarda qualsiasi sistema e l’entropia è la misura di quel sistema. In termini generali il disordine aumenta, la auto arrugginiscono e le macchine si consumano. Non è mai stato possibile osservare una capovolgimento spontaneo. Lo stesso principio vale per i sistemi viventi. Ciò che è morto (ad esempio un ramo secco) non contiene alcuna informazione utile a convertire l’energia del sole in lavoro utile. E’ impossibile trovare nei viventi un’organizzazione autonoma creatasi attraverso processi casuali: è impossibile realizzare un ordine prolungato perché nessuna nuova informazione è disponibile.

L’universo raggiungerà un equilibrio finale in cui non potrà avvenire nessun processo: la morte termica dell’universo. Se l’universo avrà una fine dovrà aver avuto un inizio. La vita non può essersi sviluppata spontaneamente(11).

Quello che vediamo in natura concorda pienamente con questi principi. Gli individui nascono, crescono, si deteriorano e muoiono. L’organismo invecchiato non torna giovane, il processo è irrimediabile. Le nostre prestazioni non possono venir accresciute all’infinito.

Secondo l’ipotesi darwiniana gli esseri viventi sono andati incontro ad un eccezionale processo di sviluppo che ha
portato nel corso dei millenni alla nascita di organi e funzioni sempre più complessi ed ha permesso lo sviluppo da un germe ad un uomo. La natura ci appare governata dalle leggi del caos ed ha una entropia crescente. Come si può sostenere che un meccanismo talmente raffinato da procedere imperturbato nel corso di milioni di anni raggiungendo livelli di perfezione inimmaginabili per l’uomo sia il frutto della casualità?

10 Charles Darwin, “L’origine delle specie”, Newton & Compton editori, 2004, p. 167.
11 John F. Ashton, “l’Origine dell’Universo”, Armenia, 2004, pp. 14-15, 153-155.


Paleontologia
Colonna geologica
I sostenitori della teoria dell’evoluzione basano le loro affermazioni sulla prova apparentemente inconfutabile della colonna geologica. La colonna geologica fornisce la classificazione della storia della terra in base alla sovrapposizione dei vari strati geologici e all’apparente diversa complessità degli organismi viventi che hanno dato origine ai fossili rinvenuti nei vari strati. I metodi di datazione dell’età dei reperti permettono di risalire all’età della terra e all’epoca di origine delle varie specie.

Fossili di laboratorio
Abbiamo imparato che il petrolio, il carbone e le rocce hanno impiegato milioni di anni per formarsi.

Nel 1947 J. Wyart è riuscito nel suo laboratorio della Sorbona a ottenere del granito in pochi giorni mantenendo un campione di ossidiana a temperature di 400-600° e a pressioni di 1500-3000 atmosfere, cioè “nelle condizioni che effettivamente si realizzano nella crosta terrestre a una profondità di 8-10 km“12.

Allo stesso modo si sono ottenuti in laboratorio anche carbone e petrolio: un materiale cellulosico come certi rifiuti o il letame può essere convertito in petrolio di alta qualità in 20 minuti. Basta scaldarlo a 380°C ad una pressione di 140-350 Kg/cm2 (13).

Strati sedimentari
Secondo gli attualisti gli strati sedimentari si sono formati nel corso dei millenni. Pochi decenni fa il ricercatore Guy Berthault scoprì che gli strati sedimentari possono formarsi in un brevissimo tempo.

Partendo dall’osservazione che nei fondali marini abissali alcuni strati vecchi di milioni di anni erano anche contemporanei, gli venne l’idea di riprodurre sperimentalmente la stratificazione.

Nel novembre del 1986, in un resoconto pubblicato dall’Accademia delle Scienze (14), Guy Berthault dimostrò come la microstratificazione poteva essere ricostruita in laboratorio lasciando depositare in continuo una miscela di particelle rocciose. Lo spessore dei microstrati (o lamine) variava in base alla taglia e alla dispersione granulometrica dei grani, ma era costante per ogni miscela, indipendentemente dalla velocità di sedimentazione.

Egli dimostrò pertanto che microstrati (o lamine) non sono strati successivi ma il risultato di una grano-classificazione periodica delle particelle grosse in seno alle piccole, che dà l’apparenza di strati.

Siccome lo spessore dei microstrati è indipendente dalla velocità di sedimentazione, nessun geologo può più affermare che un letto microstratificato si è costituito in 100.000 anni piuttosto che in 5 minuti.

Tutta la cronologia dell’evoluzione terrestre viene così rimessa in discussione.

Agli stessi risultati era giunto autonomamente il geologo americano Edwin Mc Kee, che aveva assistito alla formazione di un deposito contemporaneo nella valle Bijou Creek nel Colorado. Nella sola sera del 17 giugno 1965, a seguito di piogge torrenziali, si era formato un deposito di sabbia e fango di varie migliaia di piedi di altezza. Esso presentava una stratificazione spessa che non risulta da una successione di banchi, visto che la sedimentazione è stata continua, ma piuttosto dal rallentamento della velocità della corrente.

Nel 1989 fu dimostrato sperimentalmente che la stratificazione resta parallela alla pendenza (Engineening Research Center di Fort Collins, Colorado). Non v’è dunque nessun bisogno di immaginare che la pianura parigina si sia lentamente affossata nel suo centro per spiegare la forma a scodella dei suoi banchi sedimentari: ciò è dovuto all’inclinazione dello zoccolo granitico su cui si sono depositati i sedimenti.

La sovrapposizione degli strati o dei banchi non avviene dunque per ordine cronologico, come si supponeva fin dal 18° secolo, ma in seguito a processi fisico-chimici dipendenti dalle dimensioni dei grani, dalla velocità di precipitazione e dalla separazione per densità o disseccazione.

Questi dati confutano la teoria attualista di Hutton e le supposizioni di Lyell e permettono di ipotizzare una giovane età della terra.

12 Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, p. 31.
ID., J. Flori, H. Rasolofomasoandro, “Evolution ou Creation?” (SDT, 1974), p. 47.
13Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, p. 31.
ID., Dr Jonh Whitcomb, “Le Monde qui a peri”, (CBI, Losanna, 1981), p. 146.
14 Compte Rendus Acad. Sc. Paris, T 303, série II n° 17 1986, “Expériences sur la lamination des sédiments par granoclassement périodique postérieur au dépôt”, Note de Guy Berthault présentée par Georges Millot.

Sant Helen
Formazione rapida di rocce sedimentarie
Nel 1986 esplose negli Stati Uniti il vulcano Sant Helen: rase al suolo una vasta area della foresta e provocò una grande ondata di marea in un lago vicino. In alcune ore si formarono sedimenti per un’altezza di 600 piedi (183m), che si essiccarono dando origine a vere e proprie rocce sedimentarie, complete di strati. In seguito all’esplosione enormi quantità di fango colarono attraverso le rocce adiacenti scavando un canyon profondo centinaia di piedi e altrettanto ampio (15).


Un esempio di datazioni assolute non concordanti con i fatti
Nel 1997 furono raccolti 5 campioni di lava da punti diversi e datati con il metodo del potassio-argon, ottenendo però 5 date completamente differenti. L’epoca d’origine della lava varierebbe tra mezzo e tre milioni di anni fa. La cosa curiosa è che la lava si è formata nel 198616.

15 Videocassetta, “Evoluzione, fatto o credo?”,Assoc. Casa Biblica di Vicenza.
16 http://www.bible.ca/tracks/dating-radiomet...tric.htm[/size]

Metodi di datazione
I fossili
Ora che abbiamo visto che in natura le rocce si possono formare in periodi estremamente brevi e non necessariamente in milioni di anni, è doveroso esaminare i metodi di datazione attualmente in uso.

I fossili non sono databili con radio-elementi, perché non vi si trova nessuna traccia di radiocarbonio (in realtà sono
stati scoperti molti fossili appartenuti all’età dei dinosauri che, datati col radiocarbonio risultano avere poche decine di migliaia di anni in quanto contengono ancora proteine ossee riconoscibili17). Si attribuisce dunque loro l’età della roccia vicina, vale a dire l’età che si ritiene la roccia abbia in base alla attuale scala dei tempi geologici. Questa “scala stratigrafica” si basa sull’ipotesi attualista del lento deposito dei letti nel corso di trasgressioni marine successive, con la presenza di fossili sempre più “evoluti” che permetterebbero di distinguere i terreni più recenti.

Le prime scale dei tempi geologici furono pubblicate intorno al 1832. Esse stabiliscono un ordine di successione dei tipi sedimentari e li ripartiscono in 4 grandi “ere” in base a tre regole di classificazione18):
1. Principio di sovrapposizione: “ogni strato è più vecchio di quello che lo ricopre“.
Questo principio fu annunciato nel 1783 dall’abate Giraud Soulavie come il fondamento della stratigrafia.
2. Principio di continuità: “ogni strato è della stessa età in ogni punto”.
Così i depositi giurassici della stessa facies litologica sono supposti contemporanei in tutto l’emisfero nord; da qui, la nozione di “strato” geologico e cronologico insieme: oxfordiano, kimeridgiano, ecc. Cioè presuppone che in una data epoca, in tutto il mondo, non si depositi che un solo tipo di sedimento: marna, sabbia, calcare o ghiaia.
3. Principio di identità paleontologica: “un insieme di strati di stesso contenuto paleontologico è della stessa età”.
Siccome i fossili sono più numerosi e più facili da identificare degli strati, si utilizza correntemente la presenza di un fossile identificato come “caratteristico” per datare uno strato geologico.

Purtroppo per noi la successione degli strati differisce da un punto all’altro della terra, per cui è impossibile raccordarli per ricostruire la storia totale del pianeta. Inoltre il “principio di continuità” è di difficile applicazione vista la grande diversità delle facies litologiche. I geologi devono dunque far appello alla Paleontologia. Supponendo, secondo la teoria dell’evoluzione, che le differenti forme di vita siano apparse successivamente, essi hanno definito dei “fossili caratteristici” per le “ere” e gli “strati”.

Così ogni trasgressione marina è supposta apportare simultaneamente, in tutti i punti del globo, le stesse specie
nuove, più evolute e più perfezionate di quelle, meno adatte, che essa rimpiazza. É in funzione della sua anatomia, della sua “complessità” apparente, che un fossile data lo strato nel quale si trova. Mettendo così in parallelo l’albero genealogico delle specie e l’ordine delle successioni degli strati, si costruisce quella “scala stratigrafica” che tutti presentano oggi come la prova reciproca dell’Evoluzione e dell’Attualismo(19).

I “fossili caratteristici” provengono da organismi il più sovente marini, che si suppone vissuti su un’area geografica geologica molto estesa in un periodo di tempo limitato. Per determinare l’età di questi fossili ci si riferisce al loro posto nell’albero genealogico della vita, ricostruito dagli evoluzionisti.

Qui, ancora, i fatti non concordano con la teoria:
Molte specie non evolvono e si ritrovano identiche in tutti gli strati sedimentari fin dal periodo Primario: così le razze, gli squali, le lamprede, i ricci...(20); ora, se l’evoluzione è una proprietà intrinseca della vita, avrebbe dovuto riguardare tutte le specie.
Molti fossili non sono “al loro posto”. Delle vene di carbone, tipicamente “primarie” (portatrici di felci arborescenti), si ritrovano negli strati di tutte le ere (21).
Certi fossili che si credeva caratteristici di un’epoca pregressa sono improvvisamente “resuscitati”: il celebre “Caelacantus”, “caratteristico” del Cretaceo, viene ancora pescato al largo del Madagascar22 , ed è identico ai suoi progenitori fossili. Il suo cuore e le sue branchie non indicano la minima “deriva evolutiva” in direzione del rettile. Questa scoperta mette in luce la fallacia delle estrapolazioni fatte a partire dagli scheletri fossili: gli organi molli contengono il 90% delle informazioni su un essere vivente. Così, nei marsupiali d’Australia, niente nello scheletro lascia presagire le particolarità degli organi di riproduzione. L’immagine a lato mostra come la ricostruzione a partire dallo scheletro si può discostare molto dalla realtà. Chi riuscirebbe ad ipotizzare la reale forma della balena partendo dal suo scheletro?



Cuvier ad esempio pur sostenendo che: “Mi è sufficiente la vista di un osso o di un singolo frammento di un osso per riconoscere e ricostruire la parte del tutto da cui esso dovrebbe essere stato tratto.” prese dei grossi abbagli. Per esempio identificò il teschio di un calicotere come quello di un cavallo e le sue zampe (chele) come quelle di un bradipo, senza rendersi conto dell’esistenza della famiglia dei calicoteri che possiede questa insolita combinazione di caratteristiche(23).

17 G. Muyzer, P. Sandberg, M. H. J. Knapen, C. Vermeer, M. Collins e P. Westbroek, “Preservation of the Bone Protein Osteocalcin in Dinosaurs”, Geology, 20, 871-874, 1992.
18 Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, p. 31.
19 Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, p. 16.
20 J. Flori e H. Rasolofomasoandro, “Evolution ou Création?”, (SDT, 1974), p. 131.
ID., Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, p. 30.
21 Dr Michaël Winter, “Le Déluge prouvé par la Géologie et la Paléntologie”, Les Nouvelles du CESHE n° 8 (Nov. 1983), p. 22.
ID., Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, p. 30.
22 R. P. Gratry, “Crise de la foi”, (Parigi, 1863), p. 132.
ID., Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, p. 30.
immagine: http://www.omniology.com/WhaleReconstructions.html
23 Ernst Mayr, “Storia del pensiero biologico”, Bollati Boringhieri, 1990, p. 406.

I principi della radiocronologia
L’età dei fossili viene stabilita con i metodi di datazione “assoluti”. Questi metodi di datazione come vedremo più avanti non sono sempre attendibili, perché dipendono da troppe variabili non conoscibili. Inoltre c’è una grossa discordanza tra i valori che emergono usando i diversi metodi.

Secondo il modello proposto dal fisico Niels Bohr, gli atomi sono costituiti da un assemblaggio di protoni (caricati positivamente) e di neutroni (elettricamente neutri) formanti il nucleo, attorno al quale gravitano gli elettroni (caricati negativamente). Il numero dei protoni (numero atomico Z) è uguale al numero degli elettroni. Esso caratterizza le proprietà chimiche dell’elemento. La massa atomica A è pari al numero totale dei neutroni e dei protoni nel nucleo.

La radioattività fu scoperta da Bequerel nel 1896. Egli scoprì che alcuni elementi naturali si disintegravano spontaneamente:
sia per emissione di un gruppo di 2 protoni e 2 neutroni, identico al nucleo dell’Elio He42: particella ?.
sia per decomposizione di un neutrone e un protone più un elettrone rapido che è espulso: particella ?.
sia per cattura di un elettrone da parte del nucleo, che trasforma un protone in neutrone provocando un’emissione di energia elettromagnetica: irradiamento ?.
In queste reazioni il numero Z dei protoni cambia e l’atomo si trasforma in un altro elemento chimico che non ha necessariamente lo stesso numero di neutroni, dunque la stessa massa atomica A, degli atomi naturali di questo elemento: si parla allora di isotopo. Così il C14 possiede 2 neutroni in più del C12 abituale.

Da cui lo schema generale:
Elemento “parente” --> Elemento “figlio” + emissione radioattiva.

Si suppone che la probabilità di disintegrazione di un atomo in un campione radioattivo sia costante. L’emissione
radioattiva decresce dunque col tempo in conseguenza del fatto che la quantità degli atomi rimasti da disintegrare diminuisce. Per ogni reazione, si dice “emivita” il tempo necessario affinché la metà degli atomi radioattivi iniziali dell’elemento “parente” si trasformi in atomi dell’elemento “figlio”. Questi periodi sono molto lunghi (24):

Carbonio 14: 5.760 anni
Potassio 40: 1.300 milioni di anni
Rubidio 87: 47.000 milioni di anni.

Le datazioni con i radio-elementi si basano sul principio della clessidra:
Vista ad esempio la legge di decomposizione del Potassio 40 in funzione del tempo, che è un esponenziale tendente verso zero
A40 = K40 (1 – e-?t),
si misurano le quantità di Potassio 40 parente e di Argon 40 figlio nel campione, e un semplice calcolo dà il tempo che è trascorso dalla formazione della roccia analizzata.


Il calcolo si basa su vari presupposti:
1. Non vi erano elementi-figli presenti quando l’elemento parente ha cominciato a disintegrarsi.
2. Il tasso di disintegrazione non è mai variato dalle origini della terra, essendo la radioattività una proprietà intrinseca del nucleo atomico e dunque indipendente dalle condizioni esterne.
3. Non si è avuta né immigrazione né emigrazione dell’elemento parente o dell’elemento figlio dall’inizio della reazione.
4. L’istante iniziale è quello della formazione della roccia o del materiale da cui il campione è stato tratto.

Purtroppo questi presupposti sono lontani dall’essere adempiuti. Ora vedremo perché.

La datazione con il metodo potassio-argon
L’isotopo radioattivo del potassio, K40, si trasforma in argon A40 con emissione di radiazioni gamma. Siccome il
potassio è presente quasi ovunque, i geocronologi hanno fatto largo uso di questo metodo malgrado abbia molti punti deboli25)[/size]:
1. Si verifica simultaneamente un’altra disintegrazione radioattiva: K40 si può trasformare anche in Calcio 40 con emissione di radiazione beta. Circa l’89% del Potassio radioattivo è così deviato verso questa reazione concorrente. Si correggono per questo le concentrazioni di potassio sulla base di una fuga verso il calcio del 92%, il che ha per effetto di avvicinare un po’ i risultati alle datazioni ottenute col metodo Uranio-Thorio-Piombo, generalmente più corte(26).
2. Vi è sulla terra molto più Argon 40 di quanto potrebbe essersene formato per disintegrazione del potassio: A40 rappresenta il 99,6% dell’Argon presente nell’atmosfera. É dunque difficile affermare che l’elemento figlio non era presente alla partenza. Le rocce vulcaniche, è noto, incorporano l’Argon 40 e l’Elio al momento della loro solidificazione; ad esempio le lave del Kilauea (Hawaii), formatesi appena 200 anni fa, sono datate 22 milioni di anni col metodo del Potassio-Argon(27). Quanto alle altre rocce, sembra che l’Argon possa impregnarle in notevole quantità anche alla pressione atmosferica. Le rocce superficiali (ed è il caso dei fossili che si esumano) appaiono così molto più “vecchie” di quanto in realtà non siano(28).
3. Anche il potassio sembra molto mobile: si è potuto estrarre l’80% del potassio contenuto in una meteorite mantenendola per 4 ore e mezzo in una acqua distillata corrente (29). Le acque sotterranee e le piogge possono dunque falsare considerevolmente l’età apparente di un campione, aumentandola.


Il Potassio-Argon è quindi inutilizzabile per la datazione: sia l’elemento parente che l’elemento-figlio migrano e non c’è alcun mezzo per correggere i risultati e dedurne l’età reale. “Le lave del lago Kivu, datate 13 milioni di anni col Potassio-Argon, ricoprono delle conchiglie datate col C14 5.000 anni”(30). Davanti all’incoerenza di tali risultati si deve concludere che questo metodo fisico-chimico è inutilizzabile in un gran numero di casi.

24 Harold S. Slusher, “Critique of Radiometric dating”, (I.C.R. 1981), p. 12.
ID., Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, pp. 25-6.
25 Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, pp. 26-7.
26 Harold S. Slusher, “Critique of Radiometric dating”, (I.C.R. 1981), p. 38.
27 James Kennedy, “Magouilles et Boulettes évolutionnistes”, (C.B.E. 1989), p. 78.
28 Harold S. Slusher, “Critique of Radiometric dating”, (I.C.R. 1981), p. 39.
29 Harold S. Slusher, “Critique of Radiometric dating”, (I.C.R. 1981), p. 40.
30 Dr Michaël Winter, “Le Déluge prouvé par la Géologie et la Paléntologie”, Les Nouvelles du CESHE n° 8 (Nov. 1983), p. 22.

La datazione con il metodo del carbonio 14
Questo celebre metodo, molto in uso tra gli archeologi, ha valso al suo inventore, William Libby, il premio Nobel(31).

Il Carbonio 14 si produce nell’alta atmosfera per la collisione dell’azoto (N14) con i protoni rapidi dell’irradiazione
cosmica. Tutti gli esseri viventi lo assorbono. I vegetali con la fotosintesi, gli animali mangiando i vegetali. Alla loro morte il C14, instabile, si decompone poco a poco in azoto: in capo a 5.760 anni circa non ne resterebbe più che la metà.

Con questo metodo per lo meno l’istante iniziale corrisponde bene all’avvenimento che si vuol datare. Le date si
esprimono in anni B.P. (Before Present) ossia il numero di anni trascorsi dalla morte del materiale fino al 1950 (dopo il 1950 gli esperimenti nucleari hanno raddoppiato la quantità di C14 nell’atmosfera). Anche i corpi non viventi che scambiano con l’atmosfera incorporano C14.

In teoria le datazioni con il C14 dovrebbero essere molto precise, poiché il periodo di emivita è relativamente breve. Si parla di una precisione di ±150 anni. In pratica i risultati sono così contrastanti che molti non sono mai stati pubblicati: “Se una data C14 conferma le nostre teorie, noi la facciamo figurare nel testo principale. Se non le contraddice interamente, la releghiamo in nota. E se si allontana del tutto dal valore sperato, la lasciamo da parte”, riconosce uno specialista(32), il Dr. Brew.

Questa mancanza di affidabilità si spiega facilmente: la percentuale di C14 nell’atmosfera è minima: un milionesimo di milionesimo del carbonio totale. La sua misurazione costituisce dunque una prodezza tecnologica, il che ha certamente contribuito al prestigio del metodo, ma si comprende ancor meglio come essa possa variare nel tempo come nello spazio.

Il Dr. Winter nell’articolo già citato “La mancanza di affidabilità delle datazioni con il Carbonio 14” sostiene che:
1. Il tenore di C14 dell’atmosfera è raddoppiato dopo il 1965.
2. La distribuzione del C14 non è identica nell’emisfero N e S.
3. É eccezionale che le falde acquifere abbiano un contenuto in radio-carbonio “attuale”: Alcune sono più ricche, distribuendo dunque le date “nell’avvenire”, ma la grande maggioranza ne è molto povera. Ad esempio se si trasforma in età B.P. il contenuto in radiocarbonio dell’acqua di Plombières, in Francia, si arriva a
30-40.000 anni B.P.
4. Tali acque spiegano la presunta veneranda età di stalattiti che in realtà si formano sotto i nostri occhi. L’immagine mostra delle stalattiti formatesi in breve tempo in un edificio(33).
5. Sovente le formazioni carbonate attuali non hanno l’età richiesta. Come le conchiglie di Piombino in Italia che, malgrado il loro aspetto giovanile, sono state datate 4.000 anni B.P. Infine, bisogna escludere come “non affidabili” tutti i materiali suscettibili di infiltrazioni (ossa, conchiglie, ecc...) tanto che le sole misure serie sarebbero quelle effettuate su legno e carbone di legno. Un legno dell’epoca romana è tuttavia stato datato 4.000 anni a.C.(34).


I principi di questo metodo di misura spiegano questi errori:
Il tenore in C14 era molto diverso nel passato se il bombardamento dell’irradiazione cosmica era differente. Nel capitolo sul diluvio verrà esposta la teoria relativa alla presenza di un denso strato di vapore acqueo nell’atmosfera terrestre primitiva, che, intercettando le radiazioni cosmiche, doveva ridurre la formazione del C14: i campioni antidiluviani sarebbero così molto più recenti di quanto non sembrino.
Il campo magnetico terrestre decresce rapidamente. Estrapolando verso il passato i valori osservati da Gauss nel 1835, si ottiene un raddoppio ogni 1.400 anni. Un intenso campo magnetico avrebbe per effetto di proteggere la terra deviando i protoni cosmici verso i poli; in questo caso, l’anomalo invecchiamento causato dal metodo andrebbe crescendo risalendo all’indietro nel tempo (35).
Migrazioni di C14 sono possibili. Le ossa assorbono dalla materia organica circostante. É difficile sapere se un campione è indenne da queste migrazioni (36).

Conclusioni sui radio-elementi
Un uomo entra in una casa abbandonata. Una candela brucia sul tavolo… (37)
Domanda: Da quanto tempo è abbandonata la casa?
I geocronologi che operano la datazione con i radio-elementi credono di saper rispondere a questa domanda.
Io penso invece che non sia possibile rispondere a meno che non si sappia:
1. quale era la lunghezza della candela in partenza;
2. se la velocità di combustione è sempre stata la stessa.
Le polluzioni e le migrazioni, anche ammettendo che l’elemento parente sia stato solo alla partenza, non ci permetteranno mai di conoscere il punto di partenza.
Quanto al secondo punto, esso suppone che l’irraggiamento cosmico sia ininfluente sulla radioattività, il che è falso per il C14.

Per 14 altri elementi, gli esperimenti di Dudley, effettuati dal 1949 al 1972, hanno dimostrato che la pressione, la temperatura e le condizioni chimiche influiscono sul tasso di disintegrazione38. Egli ne dedusse che la radioattività risulta da un’interazione tra il nucleo e i neutrini dell’irraggiamento cosmico, analogamente a quanto emerso dagli studi condotti da Gilbert Beaubois(39).

Infine è possibile che la candela sia stata accesa prima che la casa venisse abbandonata. In geologia si presume di poter misurare la data della formazione di una roccia, ignorando che l’elemento parente era probabilmente già presente nel suolo ben prima di questo avvenimento. La genesi delle rocce metamorfiche è dovuta ad un’elevazione di temperatura o di pressione, parametri che non figurano nell’equazione della disintegrazione. Non si può dunque affermare che la data iniziale calcolata corrisponda a quella del metamorfismo. Il postulato dell’“azzeramento dell’orologio” non si verifica visto che la datazione dei minerali costitutivi di una roccia da un’età differente da quella ottenuta sulla roccia totale. Le differenti coppie di elementi radiogenici, Uranio-Piombo e Potassio-Argon, per esempio, danno raramente la stessa datazione.

Non siamo quindi ancora assolutamente in grado di convertire il risultato di un’analisi chimica in una data di calendario.

31 Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, pp. 27-8.
32 Dr Michael Winter, “Du Manque de Fiabilité des Datations par le Carbone 14”, Les Nouvelles du CESHE n° 9 (Feb. 1984), p. 9.
33 immagine: http://www.bible.ca/tracks/speleotherms-ge...ument-pipes.jpg
34 Dr Michael Winter, “Du Manque de Fiabilité des Datations par le Carbone 14”, Les Nouvelles du CESHE n° 9 (Feb. 1984), p. 10.
35 Harold S. Slusher, “Critique of Radiometric dating”, (I.C.R. 1981), p. 48.
36 Harold S. Slusher, “Critique of Radiometric dating”, (I.C.R. 1981), p. 51.
37 Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, p. 29.
38 Harold S. Slusher, “Critique of Radiometric dating”, (I.C.R. 1981), pp. 20-23.
39 Gilbert Beaubois, “Etude du Sous-sol par la composante dure des rayons cosmiques”, Les Nouvelles du CESHE n° 10 (Giu. 1984), p. 9.

Reperti anomali
L’assenza di fossili di transizione viene giustificata dagli scienziati evoluzionisti con la difficile realizzazione del processo di fossilizzazione. Contemporaneamente però questi stessi scienziati si arrogano il diritto di stabilire con la massima precisione l’era di comparsa e scomparsa di una specie, ignorando i numerosi reperti che non quadrano con la datazione storica ufficiale.

Reperti umani sparsi in tutta la colonna geologica
Secondo le attuali credenze scientifiche i fossili più antichi risalgono al periodo Cambriano (600-500 milioni di anni fa). La comparsa dell’uomo risalirebbe invece a 100.000 anni fa.

In realtà l’uomo ha lasciato le proprie tracce in strati che si fanno risalire addirittura ad epoche antecedenti alla comparsa della vita. L’immagine sottostante indica alcuni esempi(40).


Le sfere sopra riprodotte sono state trovate a Klerksdorp (Sud Africa) in un deposito minerale del Precambriano, datato 2,8 miliardi di anni. La cosa interessante è che, secondo la teoria dell’evoluzione, in quel periodo non sarebbero dovuti esistere organismi viventi complessi (41).

Fossilizzazione rapida
Un’altra prova portata a favore dell’attualismo è la supposta lenta formazione dei fossili.
Se i fossili impiegano milioni di anni per formarsi, un dinosauro deve per forza essere vissuto milioni di anni fa. Se invece i fossili possono impiegare brevi periodi per formarsi, l’intera scala dei tempi viene messa in dubbio.

40 Michael A. Cremo – Richard L. Thompson, “Archeologia proibita”, Newton & Compton editori, 2002, pp. 150-3.
ID., S. Williams, Fantastic archaeology: alternate views of the past, in “Epigraphic Society Occasional papers”, 15, 1986, p. 41.
immagine superiore http://www.omniology.com/GeologicPsuedoColumn.html
41 Michael A. Cremo – Richard L. Thompson, “Archeologia proibita”, Newton & Compton editori, 2002, pp. 53-4.
ID., Jimison, Scientists baffled by space spheres, in “Weekly World News”, 27 luglio 1982.
immagine: http://mmmgroup.altervista.org/sphere.jpg[/size]

Per definizione un fossile è qualcosa (un’impronta, un organismo vivente pietrificato, una pianta, ecc), appartenuto ad un’epoca molto remota. Non può assolutamente essere contemporaneo, dato che i processi di fossilizzazione impiegano milioni di anni.

Questo stivale con suola in gomma è stato trovato in Texas con all’interno una gamba di cowboy pietrificata. Lo stivale è stato fatto a mano dalla M. L. Leddy boot company di Sant’Angelo, Texas, ditta che ha iniziato a produrre stivali nel 1936. Il nipote del fondatore ha riconosciuto il modello dello stivale e pensa che sia stato costruito intorno al 1950. Soltanto il contenuto dello stivale è fossilizzato, non lo stivale. Questo dimostra che alcuni materiali si fossilizzano più velocemente di altri.

Il fatto che alcuni materiali possano fossilizzarsi rapidamente in circostanze particolari è un fatto scientificamente assodato, anche se viene generalmente ignorato (42).

Sotto altri esempi di reperti umani o di fattura umana che si sono fossilizzati in un periodo di tempo relativamente breve (43).


Alberi fossilizzati polistrato
Secondo il dogma attualista gli strati si depositano di un cm ogni 1000 anni circa. In molte parti del mondo però sono stati scoperti alberi alti varie decine di metri, che attraversano due o più strati carboniferi in linea verticale (immagine a destra). Siccome un albero marcisce in un periodo breve di tempo, non possiamo concludere nient’altro se non che 30 m di sedimenti si sono formati in un periodo estremamente corto, durato al massimo pochi anni (44).


Legno diversamente fossilizzato
L’immagine mostra un pezzo di legno fossilizzatosi in quattro modi diversi: un pezzo si è cristallizzato, un pezzo si è pietrificato, un terzo pezzo si è carbonizzato e l’ultimo pezzo è rimasto legno (45).


Oggetti di fattura umana rinvenuti in zone “proibite”
Nelle miniere dell’Oklahoma è stato trovato un blocco di carbone contenente al suo interno una scodella di metallo. L’unica spiegazione possibile è che quel giacimento carbonifero si sia formato recentemente (46).


Interposizione di strati distanti oltre 150 milioni di anni
Il periodo Cambriano è finito 500 milioni di anni fa, mentre il periodo Carbonifero è iniziato 345 milioni di
anni fa. Nel Grand Canyon sono stati scoperti alcuni strati contenenti fossili cambriani, interposti con altri
contenenti fossili carboniferi. Il fatto che gli strati si sovrappongano ripetutamente indica che il Cambiano
e il Carbonifero sono periodi contemporanei e non divisi da oltre 150 milioni di anni (47).


42http://www.bible.ca/tracks/rapid-fossils-rapid-petrifaction.htm
43http://www.bible.ca/tracks/rapid-fossils-rapid-petrifaction.htm
http://www.bible.ca/tracks/dino-fossils.htm
44http://www.bible.ca/tracks/rapid-formation-coal.htm
Videocassetta, “Evoluzione, fatto o credo?”Assoc. Casa Biblica di Vicenza.
45http://www.omniology.com/PetrifiedWood.html
46http://www.bible.ca/tracks/rapid-coal-not-old.htm
47http://www.bible.ca/tracks/grand-canyon-interbedding.htm

Quando si sono estinti i dinosauri?
Abbiamo visto che la formazione di fossili, petrolio e rocce, nonché altri processi che pensavamo richiedessero milioni di anni, possono avvenire in poche ore. Possiamo ora pertanto affrontare un nuovo spinoso argomento: i dinosauri.

Si sono veramente estinti 60 milioni di anni fa, oppure sono stati contemporanei dell’uomo? E se sono stati contemporanei dell’uomo, quando si sono estinti?

In tutte le culture del mondo ritroviamo la presenza di giganti, draghi, animali enormi e di un enorme cataclisma: il diluvio universale.

Le immagini sottostanti rappresentano alcune della numerose pietre rinvenute ad Ica (Perù) raffiguranti dinosauri anche in presenza di uomini (48).

Queste statuette sono state rinvenute ad Acambaro (Messico), e fanno parte di una enorme collezione (56.000). Le dimensioni variano da pochi centimetri fino ad un metro(49).


Il graffito a sinistra, risalente all’epoca della pietra, è stato rinvenuto nel 1879 nel Grand Canyon (50).

Questi e molti altri reperti archeologici, quali per esempio impronte di uomini fiancheggianti orme di dinosauro, orientano verso la coesistenza, agli albori della civiltà, di uomini e dinosauri.


Mammiferi enormi
I reperti fossili testimoniano che sono esistite delle epoche in cui gli esseri viventi avevano dimensioni gigantesche: non solo i dinosauri, ma anche le piante, gli insetti, i pesci e i mammiferi avevano dimensioni enormi. Questa impronta felina misura ad esempio 25 cm ca. La sua età è stata stimata di 110 milioni di anni. È possibile che sia esistita anche un’epoca di uomini giganti? Li ritroviamo citati anche dalla mitologia greca e dalla Bibbia (51).


48http://www.bible.ca/tracks/peru-tomb-art.htm
49http://www.bible.ca/tracks/tracks-acambaro.htm
50http://www.bible.ca/tracks/native-american-dino-art.htm
51http://www.bible.ca/tracks/cat-track.htm

Mondo pre-diluviano
In passato la Bibbia veniva considerata fonte di verità assoluta. Nel Concilio Vaticano II fu deciso di interpretarla in chiave simbolica per il contrasto stridente con quanto emergeva dai progressi scientifici. La Bibbia e in particolare la Genesi è il risultato dell’assemblamento di vari testi risalenti a diverse epoche storiche, adattati successivamente alle necessità culturali delle varie epoche.

Lunghezza della vita antidiluviana
Siamo abituati a considerare la longevità di figure Bibliche come Matusalemme frutto di bizzarra fantasia. In realtà se analizziamo quanto emerge dal grafico(52) sottostante, ci accorgiamo di un fenomeno molto particolare.

Secondo la Bibbia, gli uomini pre-diluviani vivevano attorno ai 950 anni. All’improvviso accadde un evento catastrofico (di cui parlano civiltà di tutto il mondo: arabi, greci, cinesi, sud-americani, ecc) che presumibilmente cambiò il clima di tutto il pianeta. Nella cronologia biblica si nota uno iato improvviso con il rapido dimezzamento della durata della vita, seguito da un’ulteriore progressiva diminuzione. Potremmo perciò trovarci di fronte non ad una favola ma alla registrazione di eventi drammatici realmente verificatisi sul nostro pianeta.


Clima pre-diluviano
Alcuni scienziati, ispirandosi alla Genesi, hanno formulato l’ipotesi che la terra sia stata anticamente avvolta da
un’atmosfera ricca di vapore acqueo. Ciò giustificherebbe il rinvenimento in tutto il mondo di fossili di piante tropicali, che per vivere hanno bisogno di climi caldi e molto umidi. La grande espansione vegetale avrebbe permesso la crescita dei grandi erbivori (53).
Nel primo capitolo della genesi leggiamo: “Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo.” (54).
Questa ipotetica nube acquosa avrebbe creato una specie di effetto serra, mantenendo le temperature costanti in tutto il mondo e permettendo alle piante e agli animali di raggiungere dimensioni superiori alle attuali.
Il direttore del Creation Evidence Museum, Carl Baugh, ha inventato una macchina iperbarica speciale, che riproduce le presunte condizioni climatiche dell’epoca pre-diluviana.


I risultati sono stati tali da attirare l’attenzione della NASA che ha deciso di proseguire gli studi nello spazio. Tra i risultati ottenuti cito il triplicamento della durata della vita della drosofila, la scomparsa dell’effetto tossico del veleno di serpenti in seguito a modificazioni molecolari e una crescita accelerata dei piragna da 2 a 16 pollici in 2,5 anni.

Se un tale clima fosse realmente esistito tutti gli organismi viventi sarebbero stati più longevi, più sani e avrebbero avuto dimensioni maggiori (55).

Poiché le mutazioni comportano generalmente una compromissione della funzionalità degli organi, anziché un miglioramento, è ipotizzabile che le prime generazioni abbiano goduto di un organismo più sano. Questo concorderebbe con i vari miti che fanno riferimento ad una antica età dell’oro di tutte le specie viventi. Quest’epoca sarebbe drammaticamente finita in seguito ad un evento catastrofico che avrebbe segnato l’inizio del declino di tutte le specie e la progressiva estinzione delle specie tuttora in atto.

Se identifichiamo questo evento con il diluvio presente nelle numerose mitologie, possiamo spiegarci il problema delle incongruenze nelle datazioni radiometriche, l’incoerenza dei depositi sedimentari, la pressoché totale assenza di informazioni sugli albori dell’umanità, sulla formazioni dei depositi carboniferi, ecc.

Se le cose fossero andate veramente così, non solo non si sarebbe verificata l’evoluzione, ma ci troveremmo di fronte ad un processo inarrestabile di involuzione.

52grafico: http://www.omniology.com/LongevityChart.html
53 Michele Buonfiglio, “Sulle tracce del diluvio”, 2004, pp. 52-54.
ID., M. Benton, “Paleontologia dei Vertebrati”, op. cit., pp. 29-30.
ID., C. Mitchell, “Creationism revisited”, op. cit., pp 228-230.
54 “Bibbia”, CEI, genesi, 6-8.
55http://www.keelynet.com/biology/baugh.htm

Sviluppo di nuovi organi complessi
Charles Darwin nella sua opera “L’origine della specie per selezione naturale o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita“ prende spunto per la sua teoria dai miglioramenti ottenuti dagli allevatori e dai coltivatori con una accurata selezione delle specie. Estende poi questa osservazione all’intero mondo naturale concludendo che la selezione naturale determina un progressivo miglioramento delle specie, favorendo gli individui più forti, inducendo un progressivo miglioramento della funzionalità degli organi e la nascita di specie più evolute.

Nel suo capitolo “6. Difficoltà della teoria” afferma che “Se si potesse dimostrare che esiste un qualsiasi organo complesso, che non può essersi formato tramite tenui modificazioni successive, la mia teoria crollerebbe completamente” (56).

Per trovare esempi simili non si deve andare molto lontano, dato che la natura ne è piena.

Impossibilità di un’evoluzione cieca
Un buon esempio è dato dal fenomeno del volo (57).
Il volo controllato richiede:
una corretta forma delle ali
un’apertura alare sufficiente a sostenere il peso del corpo
un mezzo per sollevarsi o planare
superfici addizionali o uno strumento per variare direzione e velocità.
Volano uccelli, insetti, mammiferi e rettili, ciascuno con un metodo diverso: con penne, con scaglie, con una membrana interdigitale. E’ difficile sostenere un’origine comune dell’apparato che permette il volo.

Gli uccelli hanno ali di penne. Ognuna è un’opera di ingegneria: leggera e resistente è dotata di barbule da un lato increspate e dall’altro a uncini, che come un velcro forniscono una superficie flessibile e intatta. Se ipotizziamo che dalle scaglie si sia passati alle penne con le barbule e che per caso si siano formate delle barbule, queste senza il grasso che gli uccelli spalmano col becco in un’ora sarebbero distrutte.

Gli uccelli volano perché hanno uno scheletro leggero, cavo. All’interno delle ossa cave esistono molti elementi incrociati che rendono resistente lo scheletro. Senza di questi un’aquila si spezzerebbe in volo.

Gli uccelli respirano in modo diverso: non hanno la fase intermedia di espirazione del biossido di carbonio e l’ossigeno arriva subito: mentre noi abbiamo dodici atti respiratori al minuto, gli uccelli ne hanno 250. Ciò è adatto al loro alto consumo di energia. Nella fase di distacco dal suolo, con la corrente contraria, non sarebbero nemmeno in grado di espirare contro corrente. La versatilità del movimento dell’ala non è assolutamente paragonabile ai goffi movimenti del flap e degli alettoni di un aeroplano.

Se avessimo un uccello con tutti questi ausili ma senza coda, egli non riuscirebbe a controllare il volo. Ogni elemento è quindi essenziale. Non è ipotizzabile che ci sia stato un processo di acquisizione progressiva di questi organi.

Il colibrì ha la capacità di battere le ali con una frequenza superiore agli 80 battiti al secondo e può rimanere fermo in volo, spostarsi in avanti, all’indietro e di lato, nonché superare i 50 miglia all’ora di velocità. Per far ciò ha un grande dispendio energetico. Necessita quindi di alimenti facilmente trasformabili in energia e usa il polline dei fiori. L’alimentazione avviene a uccello fermo in volo, grazie ad un lungo becco sottile che penetra nel calice e ad una lingua con due solchi per raccogliere il nettare. La lunga lingua entra ed esce dal fiore alla velocità di 13/sec e, retratta, viene arrotolata nella parte posteriore della testa. Perché quindi il colibrì sia tale, sono necessare tutte le sue caratteristiche: la capacità di restare fermo in volo, il lungo becco, la lingua.

La manovrabilità del colibrì dipende dalla grande angolazione con cui può ruotare l’ala. Tutti i tentativi di trovare nei fossili ali intermedie sono falliti.

A mio avviso la teoria dell’evoluzione non può spiegare la perfezione degli organismi viventi. Non è ipotizzabile che nei millenni passati si siano formati casualmente e gradualmente parti di organi la cui funzione positiva poteva emergere solo nei millenni successivi, grazie allo sviluppo completo di altri organi o funzioni tali da permettere una nuova abilità. Gli esempi del colibrì e del volo degli uccelli sono eclatanti in tal senso. Perché un ipotetico antenato del colibrì avrebbe dovuto mantenere nei secoli una lingua lunga e solcata in grado di arrotolarsi che non gli serviva assolutamente a nulla in assenza delle altre caratteristiche?

56 Charles Darwin, “L’origine delle specie, Newton & Compton editori”, 2004, p. 167.
57 John F. Ashton, “l’Origine dell’Universo”, Armenia, 2004, pp. 157-164.

Pier Luigi Ighina
Gli studi sull’elettromagnetismo condotti in epoca fascista da Guglielmo Marconi hanno portato alla ricomparsa dell’idea del sole come ente creatore. Dieci anni prima della sua morte Marconi iniziò a collaborare con Pierluigi Ighina, un geniale radiotecnico deceduto nel 2004, esperto in elettromagnetismo.

Le sue scoperte presero il via da una geniale intuizione: “Tutte le forze esistenti in natura sono il riflesso diretto ed indiretto di un’unica forza primordiale, l’energia che scaturisce dal sole. Tale irradiazione solare riflettendosi si riequilibra con se stessa e condensandosi esplode e quindi si irradia di nuovo e di nuovo si riflette e così si moltiplica. L’energia solare è una forza positiva che riflettendosi diventa negativa.”.

La nascita e la trasformazione della materia si possono spiegare con il principio dei Filtri Magnetici: “Quando l’energia magnetica attraversa una sostanza, ne assume l’impronta ritmica. Se poi nell’attraversare quella sostanza non riesce ad uscirne perché costretta a riflettersi in se stessa dal campo magnetico che l’avvolge, si trasforma in una particella di quella stessa sostanza. Se invece riesce ad attraversarla, entrando nel campo magnetico di un’altra sostanza, se quest’ultima riesce a trattenerla, vi si materializza o nella forma della sostanza precedente o in una nuova forma intermedia tra le due. Inoltre ogni sostanza ha una polarità dominante a seconda che in essa predomini l’energia proveniente dalla Terra o dal Sole. Quando un’energia entra in un campo magnetico, se vi viene riflessa inverte la propria polarità cioè si materializza, perché la materializzazione altro non è che l’inversione di polarità dell’energia. Se poi all’interno di una sostanza avviene lo scontro fra una particella di energia solare discendente ed una di energia terrestre ascendente, si determina un’esplosione ritmica che diventa il principio di vita di quella sostanza che potrà quindi accrescersi e moltiplicarsi.”.

Creazione della materia Come un’idea apparentemente impossibile cresce lentamente dentro di noi e viene alimentata fino a dar vita ai presupposti che la rendono realizzabile, così secondo Ighina può nascere la vita: ipotizzando la futura necessità da parte dell’umanità di colonizzare la luna, si rende necessario la creazione di un ambiente idoneo alla crescita di vegetali. Per renderlo possibile si dovrebbero inviare sulla luna [i]“i vari campi magnetici delle più comuni sementi, quali grano, orzo, riso ecc. Tali irradiazioni energetiche entrando nel campo magnetico lunare, si dovrebbero materializzare creando i presupposti per un loro futuro sviluppo […] L’energia ritmica lunare e solare attraversando i semi creerà sia l’aria che l’acqua. Ogni esplosione ritmica all’interno di un seme ne alimenta la vita e poiché esso ha due polarità predisposte una a diventare radici per assorbire l’acqua, l’altra a diventare foglie per assorbire l’aria, l’energia che dall’interno esce dai semi si materializza filtrandosi attraverso le due impronte polari, da una parte come acqua e dall’altra come aria. Dopo molto tempo, quando attorno ai semi vi sarà una saturazione di acqua e di aria, allora si verificherà in essi l’inversione del ritmo che comincerà a far assorbire dall’esterno l’acqua e l’aria materializzandole nel suo stesso accrescimento.”.

Un evento simile potrebbe aver innescato la scintilla della vita sul nostro pianeta. Sviluppando ulteriormente questi studi, sarebbe possibile ricreare le condizioni climatiche primordiali che hanno caratterizzato l’epoca d’oro dell’umanità.

Conclusione
Fino a quando la scienza non sarà in grado di dimostrare la possibilità reale della nascita della vita a partire da materiale inorganico e la nascita di nuovi organi o geni, non potrà escludere a priori le ipotesi creazioniste o catastrofiste come alternative valide alla teoria dell’evoluzione.

Sebbene la teoria dell’evoluzione sia in grado di spiegare perfettamente la microevoluzione, non riesce infatti minimamente a spiegare la macroevoluzione.

Glossario
E
Evoluzione:
passaggio dal più semplice al più complesso; la discendenza
presenta funzioni ed organi assenti nei progenitori
(aggiunta di organi o funzioni).

I
Involuzione:
passaggio dal più complesso al più semplice; ai figli
manca qualche struttura o funzione presente negli antenati
(perdita di organi o funzioni).

M
Macroevoluzione:
cambiamenti delle strutture, con aggiunta di organi
nuovi (grandi cambiamenti aggiuntivi).
Microevoluzione:
piccoli cambiamenti, generalmente quantitativi, che
non cambiano l’organizzazione generale dell’essere vivente,
ma sviluppano in più o in meno quello che già c’è
(piccoli cambiamenti quantitativi).

Bibliografia
Testi
John F. Ashton, “l’Origine dell’Universo”, Milano: Armenia, 2004.
Michele Buonfiglio, “Sulle tracce del diluvio”, Milano: Gribaudi, 2004.
Michael A. Cremo – Richard L. Thompson, “Archeologia proibita”, Roma: Newton & Compton editori, 2002.
Helena Curtis - N. Sue Barnes, “Invito alla biologia”, Bologna: Zanichelli, 2002.
Charles Darwin, “L’origine delle specie”, Roma: Newton & Compton editori, 2004.
Ernst Mayr, “Storia del pensiero biologico”, Torino: Bollati Boringhieri, 1990.
Stanley Miller, “Molecular Evolution of Life: Current Status of the Prebiotic Synthesis of Small Molecules”, 1986.
G. Muyzer, P. Sandberg, M. H. J. Knapen, C. Vermeer, M. Collins e P. Westbroek, “Preservation of the Bone Protein
Osteocalcin in Dinosaurs”, Geology, 20, 871-874, 1992.
Albino Poli, “Corso per Referenti SISP delle ASL del Veneto”, 2005.
Dominique Tassot, “A immagine di Dio”, 2004.
“Bibbia”, CEI.
“Corriere della Sera”, 20 febbraio 2005.
”The Brainwashing Manual, Synthesis of the Russian Textbook on Psychopolitics”.

Videocassette
Videocassetta, “Evoluzione, fatto o credo?”Assoc. Casa Biblica di Vicenza.

Siti
Cito per comodità una serie di siti che non contengono generalmente la fonte bibliografica. Ho verificato però buona parte delle informazioni in essi contenute presso altre fonti più autorevoli che non cito per semplicità.
http://www.anisn.it
http://www.bible.ca
http://www.keelynet.com/biology/baugh.htm
http://www.omniology.com
http://www.origini.info
http://xoomer.virgilio.it/rengalløcreaz

Copertina
http://www.castfvg.it/sistsola/e010621s/e01_a35.jpg

Modificato da kaekko - 5/11/2005, 19:34

Da quando io regno, il vostro Dio è morto, non esiste più. È finita così ogni legge costrittiva: tutti possono e devono vivere liberamente, come insegno io: libertà di idee, libertà di pensiero, libertà di azione... ognuno è liberissimo finalmente di agire e fare quello che crede e vuole, ovunque e sempre, e con chiunque... Non esiste più norma né regola... ciascuno è come sono io, sono “il principe di questo mondo”? E se Lui stesso ha detto che “tutto il mondo è in mia insindacabile balia e padronanza”?... Finalmente questi teologi, i più intelligenti in assoluto, mi hanno dato ragione.
il demonio
Fonte: Padre Pellegrini, “Cosa piace e cosa non piace al Diavolo”, Tavagnacco (UD): edizioni Segno, ottobre 2001, p. 16.